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Events in town

Nuovi ristoranti a Bologna, dal kebab mediterraneo ai taglieri alternativi: dove trovarli

Bologna, 19 maggio 2026 – Bologna, in fondo, non sta mai ferma. E la scena si popola continuamente di nuovi ristoranti, grandi e piccoli, format innovativi o evocativi e posticini o locali importanti che all’ombra delle due Torri scommettono sulla qualità.

Amali tra brunch, pranzi e aperitivo al tramonto

È una bakery ma anche “uno stato d’animo mediterraneo” e non nasce dentro le mura già molto affollate della nostra Bologna, bensì nella sua cosiddetta periferia, sulla via Stalingrado, dove sa bene di fare la differenza. Sia per la cucina, sia per la location che vi sorprenderà. Perché quando si arriva da Amali, al civico 77/22 del Borgo Mascarella, ci si trova davanti a questa grande struttura architettonica dal sapore nordico, ma poi quel che vediamo davanti è pazzesco, la campagna bolognese con la casa colonica e il contadino, in un unico piano sequenza. In questa stagione che si sta scaldando, si può mangiare anche fuori, sotto la tettoia di corten, ma è il locale che scalda il cuore, con il bell’ulivo al centro. Questo è il regno del pastry chef Lorenzo Nardi alla cucina e dell’autore musicale Alex Brognara, responsabile dell’accoglienza e attivo in sala. Sono una coppia – anche nella vita- formidabile per gentilezza e professionalità e il loro progetto è molto particolare. Anche perché ha a che fare con una grande tradizione famigliare che si portano dietro. Lorenzo si forma nella cucina e nella pasticceria dell’agriturismo di famiglia, Ca’ dei Laghi, dove apprende il valore della materia prima e della precisione quotidiana. Nel suo percorso professionale contribuisce allo sviluppo di Cucineria, che lascia nel 2026. Alex è autore, artista e imprenditore, con un percorso che si sviluppa tra famiglia e viaggio, da Città del Messico agli Stati Uniti, attraversando ristorazione e progettualità imprenditoriale. È infatti autore di musica latin per universal méxico e centro America. il nome amali è proprio un tributo al nonno di Lorenzo, Amalio, proprietario e macellaio del supermercato delle carni di Malalbergo, una grande ispirazione. ma a questo punto entriamo in cucina e vediamo le proposte che vanno dalla colazione (qui ci si alza presto, perché alle 7,30 Amali è già attivo con tutta la pasticceria per i golosoni del mattino e con il brunch che c’è tutti i giorni fino alle 15 e la sera chiude alle 20,30 e alle 21 il venerdì e sabato) al pranzo e fino all’aperitivo.

Si parte con la gamma dei pancake dolci e salati, accompagnati da frutta o da bacon e uova strapazzate ma si può scegliere anche la meravigliosa semplicità della colazione pane, burro e confettura. Nel weekend si cambia ritmo e il brunch propone arepa di mais con pollo sfilacciato, guacamole e formaggio, pan brioche tostato con mascarpone, coulis di frutti di bosco e granella di nocciole oppure quesadilla di farina bianca con mozzarella fusa, avocado, prosciutto di tacchino. Infine c’è tutta la parte dei croissant burger con varie farciture.

Da Amali si pranza dalle 12 alle 15 dal lunedì al venerdì e tra i piatti che ci hanno intrigati svetta “L’altra tagliatella”, ovvero noodle dal richiamo mediterraneo con seppia scottata e croccante di limone seguita da “Rotta Rossa”, pasta, pomodoro, pomodorini, basilico, stracciatella, olio evo e salmone in crosta di mandorle con crema di piselli e taccole saltate. Ci sono anche le insalate che si possono comporre a sentimento e nel weekend una bella offerta di drink nella sezione aperitivo al tramonto. La cosa migliore è farsi un giretto sul sito e scoprire la versatilità appena fuori porta.

Via Stalingrado 77/22

Sunly e le porte dell’oriente fusion attento alla materia prima

Sunley Wang è davvero un imprenditore che quel che tocca fa scintillare. In solo o con altri soci. E ha un debole per la Bolognina, dove vive, e dove ha contribuito a lanciare La Cucina di Peng, ormai una trattoria classica, e dove invece ha fondato Ravioleria Bolognina in via Ferrarese, con sfoglia tirata a mano per un cult del ricettario cinese. Ma per fare il salto in alto, verso una ristorazione impegnata e impegnativa, ha scelto via Saragozza dove ha inaugurato Sunly portando un tocco esotico alla ricca proposta della strada. Esotico ma con un’identità forte e una destinazione gastronomica ponderata, come avevamo visto un po’ di anni fa da Haowei, in Bolognina, che ci fece conoscere la cucina tradizionale cinese cui non eravamo abituati. Sunly Restaurant è quindi un’esperienza nuova, asiatica, quindi più ampia, con piatti tecnicamente studiati. Potete aprire il vostro pranzo o la vostra cena con l’esperienza dell’uovo centenario ad esempio, il cui particolare sapore è dovuto alla fermentazione: l’uovo di anatra deve essere lasciate per circa cento giorni in un composto di acqua, sale, carbone e ossido di calcio. Durante questo periodo l'albume si trasforma in una massa gelatinosa color ambra, semitrasparente, mentre il tuorlo assume una colorazione verde scuro. Oppure si può scorrere la lista degli antipasti (la divisione in portate è di gusto occidentale) dove si scopre la medusa croccante in insalata, cozze e vongole al wok, ma anche un tonno tataki, scottato con pistacchio di bronte con salsa teriyaki o le polpette Xiu di gamberi e verdure.

L’involtino diventa Hainan con sfoglia di grano fritta con gamberoni argentini, carote e porri o Pechinese, con con anatra, porri, peperoni e salsa pechinese. Ci sono le zuppe (che sono una bella voce in un menu orientale) come la Delicata con gamberi, capesante, asparagi e cipollina e poi quei noodles artigianali SanMian vegetariano che scaldano il cuore. Tante voci dedicate alla carne, tra i primi di noodles e riso come il riso saltato al wok con dadolata di controfiletto di manzo e verdure ma anche un riso shitake saltato con funghi misti, uova ed erba cipollina tra le voci veg.

Tra i secondi di mare, dove regna l’astice, ci tengo a segnalare la testa di salmone in brodo piccante con verdure, perché da noi è una proposta molto particolare, che ha però alcuni estimatori e le tante versioni del granchio. Interessante la proposta dei contorni, con verdure asiatiche, germogli, verza cinese e pak choi al wok, ma anche la nostra cicoria. Concluderei con il budino di soia con Azuki e un tè al crisantemo e goj (dei tè la grande specialista è Xu Fede, la padrona di casa). Sunley è invece un grande appassionato di grappe cinesi.

Via Saragozza 71/h

Kebab Mediterraneo per un viaggio tra le cucine mediorientali

C’è un manifesto che attrae l’attenzione, tra i tanti attaccati alle pareti: c’è scritto “Breaking Kebab Prejudices since 2025”. Ed è curioso perché racconta un po’ il cliché ormai inossidabile sul fatto che il kebab sia una proposta non particolarmente curata, in città, realizzato in maniera cheap. Si sa che a Bologna di kebaberie top ce ne sono, ma certo arrivare con una proposta del genere in via San Mamolo, poteva essere arduo. Questo Andrea Pastore, tra i soci fondatori di KM in via San Mamolo lo aveva già immaginato, perché nel mondo della ristorazione bolognese e nazionale ci sta da tanti anni. Sotto le Due Torri guidò l’apertura di Bolpetta in Santo Stefano e poi ha seguito tanti altri progetti, tra cui Obikà, Mozzarella Bar a Milano e un Sophia Loren a Firenze.

Poi l’idea di KM dopo un viaggio a Istanbul e la realizzazione di un piccolo posto che però è stato studiato nei minimi particolari, con un’immagine coordinata, tra manifesti, tovaglioli con claim e persino le salviette, la shopper, gli adesivi. “KM nasce da un viaggio tra amici a Istanbul – racconta Andrea – l’aneddoto fondativo ha un’ironia semplice: durante quel viaggio, il tempo trascorso nei locali di kebab finisce per superare quello dedicato alle visite culturali. Da lì prende forma l’idea di portare a Bologna un progetto capace di rileggere il kebab con attenzione, rispetto e una precisa identità mediterranea. KM non rivendica il “vero kebab” né pretende di definirne una versione originale assoluta, al contrario sceglie di lavorare sul kebab come prodotto vivo, stratificato, attraversato da culture, ricette, geografie e contaminazioni”. Da qui nasce un menu composto da roll mediterranei, ricette definite e riconoscibili che superano la logica del kebab “assemblato” al banco con le solite domande: con o senza cipolla, con o senza piccante. Ogni roll è pensato come una ricetta completa, con un equilibrio preciso tra pane, carne, salse, verdure, acidità, spezie e consistenze. Il roll è lungo e stretto per carnivori e vegetariani/vegani e la sua bontà è data anche dal pane lavash, che arriva direttamente dall’Armenia: un pane sottile, elastico e leggero, capace di avvolgere gli ingredienti senza appesantire il morso e senza coprirne i sapori. Le salse sono fatte in casa. Il Cipriota, ad esempio, nasce veggie con halloumi, hummus alle melanzane, melanzane grigliate, crema di verdure arrosto, cetriolini e patate al vapore. L’Egiziano – che spacca – è vegan con falafel, salsa all’aglio (ma non dà fastidio), babaganoush e tabuli. Il menu di KM ruota attorno a ricette ispirate a diverse aree del Mediterraneo e del Medio Oriente, con carne di pollo e tacchino halal italiana, salse e ingredienti che richiamano tradizioni gastronomiche differenti.

Io ho chiuso con il lokum, o turkish delight, un dolcetto fatto di amido e zucchero, di consistenza gelatinosa. Viene aromatizzato con arancia, acqua di rose,limone, pistacchi, mandorle, spezie, cannella o menta.

Via San Mamolo 25/a

Bronzo: pastificio sociale tra trafilati e classici bolognesi

Due volte alla settimana il torchio è operativo ed ecco la magia di acquistare (o mangiare lì sul posto) pasta trafilata al bronzo di alta qualità, possibilità rara a Bologna, città regina della pasta all’uovo. Del resto questo pastificio artigianale vicino al PalaDozza (sorge sulle ceneri di Buffetti!) che è anche ristorante a pranzo e a cena, si chiama proprio Bronzo, mette al centro la pasta come simbolo culturale e nel suo progetto rientra l’accoglienza e formazione di persone (ecco la parte sociale) a rischio di dispersione, insegnando loro un mestiere e accompagnandole verso il reinserimento lavorativo. “Siamo la prima impresa privata a unire produzione alimentare di qualità e impatto sociale costante, fungendo tutti i giorni da impresa di transizione per persone fragili” racconta il fondatore (assieme a Francesco Ferrari) Davide Romano, laureato in lettere classiche all’Alma Mater Studiorum e con alle spalle un’esperienza nella gestione di progetti culturali e gastronomici, tra cui Battirame11, realizzato insieme a Max Poggi.

Gli enti coinvolti nel progetto sono la Direzione della Casa Circondariale di Bologna Rocco D’Amato, Centro per la Giustizia Minorile Per L’Emilia Romagna, Mondo Donna Onlus, Csapsa Società Cooperativa Sociale, Insieme per il Lavoro, Fomal e proprio all’interno della casa circondariale, è già attiva una una linea produttiva specifica: detenuti regolarmente assunti lavorano alla pasta secca trafilata al bronzo, seguendo metodi e obiettivi definiti, in un percorso strutturato che crea competenze reali e spendibili.

Il menu è costruito su pochi piatti e tanta qualità, con proposte fisse tra pranzo e cena come le lasagne 50 strati, Plin con brasato, tortelloni di ricotta, limone, burro e maggiorana, tortellini in crema di parmigiano ma anche spaghettone al pomodoro, simbolo di italianità che non è facile da trovare in un ristorante bolognese. Poi i fuori menu, come i cavatappi (trafilati!) alla genovese, mezzaluna di barbabietola, cappelli ripieni di patate, fagiolini e con pesto e mandorle. Trovate anche i secondi come il polpettone, le zucchine ripiene, l’arrosto di tacchino e i contorni. Anche l’insalata russa!

Vendita pasta: da lunedì a domenica dalle 9 alle 20.

Pranzo: lunedì-domenica dalle 12 alle 14.

Cena: lunedì, giovedì, venerdì e sabato.

Via Grimaldi 6/c

Osteria Futura, inno alla bolognesità

Viene da chiedersi davvero: ma come fa un 25enne ad avere dentro l’epica delle osterie bolognesi? Ormai quell’immaginario frequentato e nutrito da Guccini o Dalla è morto e sepolto perché di vere osterie ne sono rimaste poche. Eppure Giovanni Fulco, 25 anni, sembra aver respirato quell’atmosfera da sempre. Tanto da aprire Futura in via Saragozza 29/a (con i soci Bernardo Bolgeri e la compagna Elisa Sabadoni), dove per qualche anno c’è stato Sarà, il secondo progetto della compianta Sara Feligiotti che inaugurò la nuova era di via Belvedere col suo Sarà Vino.

Giovanni, c’è da dire, è tra gli ideatori del profilo Instagram @quellidibologna, e insomma, lui con il mito della bolognesità ha fatto un patto. E il nome per il locale con dehors l’ha preso proprio da una celebre canzone di Lucio Dalla, perché il progetto è un richiamo alla tradizione posizionato nella contemporaneità. Lui viene da un altro mondo, studi di design al liceo e relazioni internazionali all’università, e sulla ristorazione ha le idee chiare. “La mia idea è quella di dare un’alternativa ai taglieri, che possono essere buoni ma forse il bolognese è un po’ stanco della proposta – racconta – ed ecco un l’idea un po’ alla spagnola di tanti assaggini da condividere, dalla polpettina con ripieno di tortellini con la crema di parmigiano alla polentina con lo squacquerone, dalle uova ripiene con salsa tonnata e fino al grissino con prosciutto, acciughe e burrata. Poi qualche primo e secondo, la lasagna verde non manca, anche in base alla stagionalità, come la rosetta, ad esempio, pasta sfoglia bolognese desueta che in questo momento viene preparata con gli asparagi”. Il contatto con fornitori fidati, vari contadini, garantisce una bella qualità del prodotto e la presenza ai fornelli di Claudia Chiarini, storica ristoratrice dell’Osteria della Ribalta, è una sicurezza.

L’apertura è al momento all’ora dell’aperitivo, a cena e nel dopo cena, ma da giugno dovrebbe iniziare anche il servizio a pranzo. Una bella lista di cocktail – il Bologna Sour è a base di Bourbon, Sour e Amarena Fabbri – vini tra Bologna e altre regioni italiane e birre. Info sul sito

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