Bologna, 9 luglio 2026 – L’ultimo tour dei Queen, il mitico “Magic Tour”, si chiuse il 9 agosto 1986 a Knebworth Park e il fotografo Torleif Svensson c’era. Non solo come professionista dell’immagine ma anche come amico di Brian May e della band, con cui era diventato intimo qualche tempo prima.
Dopo aver parlato a lungo di fotografia con May nell’atrio di un hotel a Montreux, dove aveva atteso il celebre chitarrista per trovare un contatto diretto che gli desse la possibilità di seguire una data del tour in maniera più partecipata, Svensson ottenne l’invito di Jim Beach, manager dei Queen, a seguire la band sui più importanti palchi d’Europa. Gli piacquero molto alcuni scatti dei Queen fatti precedentemente che gli mostrò, in particolare i più sperimentali.
BOLOGNA. Al Palazzo della Musica la conferenza stampa di presentazione della mostra "Queen. The Last Tour" con le foto di Torleif Svensson.“Non aveva mai visto delle foto musicali così, ma solo quelle che uscivano sui giornali e voleva vederne altre così particolari dei Queen”, ricorda ora Svensson, che ha inaugurato ieri (ed è visitabile da oggi) al Museo della Musica la mostra ‘QUEEN The Last Tour’ (a cura di Pascal Casadei van Raamsdonk), con le sue fotografie (in totale 37, di grande e medio formato) mai mostrate prima in Italia e certamente per la prima volta in un museo, dopo essere state custodite dall’autore per oltre 30 anni.
Dal live inaugurale al Rasunda Stadium di Stoccolma fino all’iconica esibizione finale al Knebworth Park, il fotografo realizzò una serie di immagini su pellicola analogica. Senza sapere ancora, come tutti del resto, che quello sarebbe stato l’ultimo tour della band. Solo nel 1989, verso la fine della registrazione dell’album “The Miracle”, Freddie Mercury rivelò a Brian May, Roger Taylor e John Deacon di essere malato e quindi non ci fu nessun tour promozionale.
La mostra di Bologna è da una parte il percorso per immagini di Svensson e dall’altra l’allestimento di memorabilia di Mercury (con anche due capi di abbigliamento prestati da Cesare Cremonini) e dei Queen nelle sale del Museo, in dialogo intrigante con parti della collezione permanente. Noi vi consigliamo cinque momenti.
La canottiera gialla e la camicia del volo in elicottero prestate da CremoniniNella sala sette del Museo, al primo piano, dedicata a Gioachino Rossini e all’Ottocento, c’è una vetrina con la vestaglia di seta appartenuta al compositore adagiata su una sedia e con accanto la parrucca e altri cimeli, sopra sono state appesi i due capi appartenuti al frontman dei Queen e acquistati nel 2023 da Cesare Cremonini alla grande asta di Sotheby’s durante la quale Mary Austin, l’erede dell’artista, mise in vendita i cimeli ereditati da Mercury. Si tratta della canottiera gialla della Champion che indossò all’ultimo concerto del Magic Tour a Knebworth il 9 agosto 1986 e della camicia che indossò durante il viaggio in elicottero per raggiungere lo stesso concerto: è una casacca in cotone a maniche lunghe del brand Verte Vallee, caratterizzata da una stampa vivace e colorata raffigurante corone, cavalli e finimenti nei toni del rosso, verde, giallo e turchese. Cremonini l’ha messa lo scorso giugno per volare in elicottero verso il live di Firenze, come tributo per l’artista che più lo ispira da sempre.
Freddie Mercury VS, FarinelliNella sala 6 del Museo ecco Freddie e Farinelli in dialogo. La prima è una foto di Svensson intitolata “Who wants to live forever” che vede il frontman con appoggiata addosso la stola reale nel gesto di innalzare al cielo la corona : con questo maestoso travestimento con “cape and crown” ispirato alla monarchia britannica disegnato dalla costume designer Diane Mosley, chiudeva i concerti sulle note di God Save The Queen, è diventato il simbolo della sua teatralità. Di lato, appeso al muro, c’è invece il dipinto con il ritratto di Farinelli, di tutto il 700 il cantante più amato e acclamato dal pubblico. Il suo immenso ritratto a grandezza naturale, ad opera di Corrado Giaquinto nel 1755, mostra un personaggio dal portamento altero, dal volto sereno e dallo sguardo fiero. L’immaginario e il reale sono qui mescolati: le allegorie della musica convivono con i volti dei sovrani spagnoli benefattori del Farinelli, assieme al pittore che dalla penombra sbircia l’effetto che farà sopra l’osservatore lo scenografico colpo d’occhio. E’ molto più che un semplice ritratto (basta confrontarlo con quelli degli altri celebri cantanti e compositori attorno), e molto ci dice della quasi "venerazione" che si aveva per lui, il più grande castrato di tutti i tempi. Sia Mercury sia Farinelli, idoli delle folle in secoli diversi.
“I Want to Break Free”Questa foto in bianco e nero del percorso espositivo fotografico a piano terra, è del 1984 e appartiene al tour dell’undicesimo album “The Works”, che contiene per l’appunto “I want to Break Free” e la mitica “Radio Ga Ga”. E’ un’immagine che piace molto a Svensson ma anche ai fan dei Queen, perché è stata molto venduta. Così racconta il fotografo a proposito dello scatto: “Nel 1987 Freddie scoprì di essere positivo all’HIV, e questo portò la band a interrompere le tournée: morì il 24 novembre 1991, a 45 anni, dopo aver reso pubblica la sua battaglia contro l’AIDS soltanto il giorno prima della sua morte. Nel 2005 partecipai al lancio di un programma di prevenzione dell’AIDS nelle scuole sudafricane, e parte dei ricavi delle mie mostre è stata destinata a organizzazioni impegnate nella lotta contro l’AIDS.
“One Vision. A Kind of Magic” 1986Una foto regale di Freddie e sperimentale quando ancora non esisteva photoshop. “Quando mi trovavo tra il pubblico o vicino al banco del mixer – racconta Svensson – potevo creare una sorta di doppia esposizione. Posizionavo la macchina fotografica in modo che metà dell’inquadratura fosse rivolta verso il pubblico immerso nell’oscurità, permettendo alla luce del palco di imprimersi. Poi, pochi secondi dopo, ruotavo la macchina e impressionavo l’altra metà dell’immagine. In questo scatto, Freddie gira la testa mentre il corpo rimane nella stessa posizione, creando un interessante effetto di continuità e movimento. Photoshop non esisteva ancora: la prima versione fu pubblicata solo nel 1990”.
La biblioteca di Freddie e quella di Padre MartiniFreddie Mercury grande collezionista di libri come Padre Martini. Qui se ne vedono alcuni riposti nei cassetti e negli scaffali sotto al dipinto di Giuseppe Maria Crespi “Due sportelli di libreria con scaffali di libri di musica”, che faceva parte della quadreria di Padre Martini, trasferita alla sua morte al successore Padre Mattei insieme alla collezione bibliografica. Alcuni titoli di Freddie creano un contrasto ironico con l’ambiente circostante: “How to have sex in public without being noticed” e “Real Men don’t eat quiche”.